Guarire l'asma imparando a respirare con il metodo del Dott. Buteyko

Ripenso a quando ho letto questa frase all’interno dell’introduzione del libro “attacco all’asma” di Fiamma Ferraro e a quanto sono rimasta stupita, tanto da rileggerne il paragrafo che l’accoglieva diverse volte.

Ero talmente incredula che ho letto l’introduzione al libro in un baleno. Subito ho pensato a quante volte ho sentito dire il contrario, a quanto ci viene inculcato che respirare tanto, respirare a pieni polmoni significa ossigenarsi e l’ossigeno significa salute.

Scopro invece, grazie al libro, che l’anidride carbonica non è una dannosa sostanza di scarto, che dobbiamo solo preoccuparci di eliminare nella maggior misura possibile, ma è invece, nelle giuste quantità e proporzioni fisiologiche, una sostanza di vitale importanza per tutti i processi dell’organismo e per la sua ossigenazione!

Quanti luoghi comuni vengono sfatati da questo libro, che analizza su tutti i fronti la corretta respirazione, ispirandosi al metodo del dott. Buteyko che in Italia ha già molti istruttori e sta maturando sempre più successo.

Il Prof. K. P. Buteyko negli anni ’60 ha esposto le sue deduzioni, basate su note leggi fisiologiche e studi ai quali non era stata in passato prestata abbastanza attenzione; (in riferimento a scienziati come Verigo, Bohr, Henderson, Lum, Magarian e altri); ha collegato questi studi in un quadro d’insieme logico e coerente e ha presentato un primo programma per ottimizzare il respiro, basato su alcuni esercizi e su una misurazione fondamentale. Da allora, centinaia di istruttori in tutto il mondo hanno continuato a perfezionare gli esercizi in modo da renderli sempre più efficaci e facili da apprendere.

La Dott.ssa Fiamma Ferraro che da anni propone questo metodo ai suoi pazienti, oltre a constatare l’incredibile effetto benefico del respirare in modo ottimale, ha potuto perfezionare le modalità di esecuzione degli esercizi, escogitarne di nuovi, aggiungere testimonianze e approfondire le parti dedicate non solo all’asma ma anche ad altri problemi di salute. Il modo di respirare influisce su un’infinità di parametri e sistemi, riportandoli in equilibrio: imparare a respirare veramente “bene” e in modo funzionale è quindi una delle misure più importanti da adottare anche a scopo preventivo e per restare a lungo in piena forma giovanile!

Le sperimentazioni
Nei primi decenni del 1900 si stavano iniziando a delineare alcune scoperte molto interessanti quanto all’influenza sulla salute dell’ossigeno, dell’anidride carbonica e del modo di respirare. Numerosi scienziati, i cui lavori sono stati ripresi, sintetizzati e approfonditi dal Dott. K. P. Buteyko, avevano effettuato delle osservazioni importanti in questo campo.

L’avvento dell’era degli antibiotici e l’idea che contro ogni malattia vi sia o si debba trovare un preparato farmaceutico ha purtroppo fatto quasi svanire questo filone di ricerca.

Urge riprenderlo, e il punto di partenza migliore per questa ripresa è costituito dal lavoro del Dott. K. P. Buteyko, che nei paesi dell’ex Unione Sovietica ha consentito nei decenni scorsi la guarigione di migliaia di persone, e dal 1985 è stato raccomandato dal sistema sanitario pubblico dell’URSS. Su questo trattamento, sono state effettuate anche nell’Europa occidentale, in Australia e in altri Paesi, delle sperimentazioni cliniche in doppio cieco, che ne hanno provato la straordinaria efficacia per l’asma.

Tracce infinitesimali di altri gas La stessa aria, misurata dopo che l’abbiamo espirata, ha invece in media la seguente composizione:

  • O2 – Ossigeno 116 mm Hg il (15,3%)
  • CO2 – Anidride carbonica 32 mm Hg (4,2%)
  • H2O – Acqua 47 mm Hg (6,2%)
  • N2 – Azoto 565 mmHg (74,3%)

La dottoressa Ferraro analizza così i risultati: “Cosa vi colpisce, nella comparazione delle due serie di dati sopra riportati? Forse il fatto che la quantità d’ossigeno contenuta nell’aria che espiriamo è ancora così elevata (sufficiente per rivitalizzare qualcuno con la respirazione bocca a bocca)?

Forse il fatto che l’elemento contenuto nella quantità di gran lunga maggiore nell’aria che respiriamo non è l’ossigeno, come molti pensano, ma l’azoto? E a che serve l’azoto nel nostro organismo?

Se queste sono le domande che vi ponete, complimenti! Avete un acuto spirito d’osservazione.

Innanzitutto, quando si chiede a un “esperto” quale sia il compito nell’organismo dell’azoto, elemento che costituisce quasi l’80% dell’aria che respiriamo, la risposta, perlomeno fino a pochi anni fa, era che si tratta di un gas che, dopo essere stato inspirato, viene espirato in quantità pressoché uguale e che non ha speciali compiti nell’organismo. Mi è sempre sembrato strano il fatto che il maggior componente dell’aria che respiriamo non svolga, a quanto si ritiene, alcun ruolo ed effetto sulla nostra salute.

Oltretutto una differenza, pur piccola, tra la quantità d’azoto che inspiriamo e quella che espiriamo sussiste; mi domandavo quindi come mai non si facessero maggiori ricerche per approfondire il ruolo dell’azoto trattenuto dentro di noi a ogni respiro.

Negli ultimi anni sono tuttavia emerse nuove importanti scoperte sul ruolo svolto proprio da composti dell’azoto (tanto per cambiare, le scoperte sono in gran parte collegate a preparati farmaceutici, come il Viagra, che agisce sul livello di azoto) ma vi sarebbe a mio avviso ancora molto da ricercare sull’argomento. Per quanto riguarda l’ossigeno, anche se è vero che la sua percentuale nell’aria atmosferica sta diminuendo (e ovviamente vanno incoraggiate tutte le iniziative dirette a migliorare la qualità dell’aria e a liberarla dagli agenti inquinanti, come il monossido di carbonio, metano ecc.), come risulta dai dati sopra riportati, salvo sconvolgimenti, la quantità di ossigeno contenuta nell’aria è in genere più che abbondante rispetto alle nostre necessità; dopo averlo introdotto nei polmoni, restituiamo infatti all’aria esterna, con l’esalazione, una buona parte dell’ossigeno che avevamo inspirato”.


Il riflesso respiratorio. L’ossigeno e l’anidride carbonica

Noi non abbiamo bisogno di dare dei comandi coscienti per effettuare i nostri 15.000-30.000 atti respiratori nell’arco delle 24 ore, altrimenti non potremmo pensare ad altro e non potremmo dormire.L’impulso a respirare funziona per fortuna da solo, senza un nostro comando.

A differenza, tuttavia, di quanto avviene per altri processifisiologici vitali del tutto automatici (come ad es. il battito del cuore, di cui non possiamo certo cambiare la velocità con un semplice comando), il respiro può invece, entro certi limiti, essere modificato dalla nostra volontà (possiamo trattenere il respiro, renderlo più rapido, più lungo ecc.); e l’esperienza ci dimostra purtroppo che in tutto quanto è influenzabile dalla nostra volontà è possibile assimilare abitudini sbagliate!

Ma qual è lo stimolo che quando non ci pensiamo scatena continuamente l’impulso automatico che ci fa effettuare un’inspirazione?

La maggioranza delle persone risponderebbe che l’organismo percepisce automaticamente la mancanza di ossigeno e per questo inspira: e invece, la carenza d’ossigeno è un fattore secondario, che viene percepito solo quando, ad es. durante un’intensa attività fisica, l’organismo ha una forte esigenza di maggiori quantità di ossigeno.

Normalmente, invece, l’impulso automatico a inspirare è scatenato dal livello di anidride carbonica presente nell’organismo.

Il centro respiratorio situato nella medulla oblongata percepisce che nell’organismo la presenza di CO2 ha superato determinati limiti e scatena il riflesso respiratorio, per eliminare con l’espirazione la quantità di CO2 percepita come eccessiva. Il problema è tuttavia che a volte, come vedremo, la “soglia di tolleranza” dell’organismo nei confronti della concentrazione di CO2 si abbassa e si scatena l’impulso a respirare anche se i valori sono tutt’altro che eccessivi, sono anzi ancora bassi.

Di conseguenza si “respira troppo” e si elimina una quantità eccessiva di CO2. “Benissimo!” direte forse voi. “Visto che l’anidride carbonica è solo un dannoso gas di scarto, che male c’è a eliminarne troppa? Meno ne abbiamo dentro di noi, meglio è!”.

E con questo siamo arrivati a uno dei punti centrali di questo libro e del discorso condotto dal prof. Buteyko, e prima di lui anche da altri scienziati nei primi decenni del 1900: l’anidride carbonica non è una dannosa sostanza di scarto, che dobbiamo solo preoccuparci di eliminare nella maggior misura possibile, ma è invece, nelle giuste quantità e proporzioni fisiologiche, una sostanza di vitale importanza per tutti i processi dell’organismo e per la sua ossigenazione!

E questo non lo dice solo il dr. Buteyko, o tantomeno solo la dottoressa Ferraro, ma un gran numero di scienziati e studi medici (ved. bibliografia nel libro).

Un altro dato che forse ha colpito la vostra attenzione nell’osservare la composizione dell’aria che respiriamo è la scarsissima presenza di anidride carbonica (meno dello 0,04%). Anche se tutti i media parlano dell'"effetto serra" e del pericolo derivante dall’aumento della CO2 nell’atmosfera, questo pericolo sussiste forse per il clima ma non certo per il nostro organismo, che ha bisogno al suo interno, per funzionare bene (e questo è un dato che figura in tutti i testi di fisiologia medica) di una presenza di CO2 pari al 6-6,5% circa.

In realtà la CO2 di cui abbiamo bisogno non viene introdotta nell’organismo con la respirazione ma viene formata nell’organismo stesso nel processo di produzione d’energia.

In termini semplificati: in questo processo, in presenza di ossigeno, dagli elementi nutritivi (essenzialmente glucosio) viene formato ATP (adenosintrifosfato, e cioè energia) e, come “sottoprodotti”, acqua e anidride carbonica.

Interessante eh? Ovviamente non possiamo approfondire oltre per motivi di spazio, ma se vi ho incuriosito e volete maggiori informazioni sul metodo Buteyko, vi invito a leggere (tutto d’un fiato!) il libro della dott.ssa Fiamma Ferraro.

Fiamma Ferraro, dottoressa in medicina e chirurgia, dopo la laurea in Irlanda e la formazione specifica in medicina generale, e in scienza della nutrizione in Germania, ha portato a termine corsi di perfezionamento in omotossicologia, fitoterapia, fitoterapia cinese ed ozonoterapia presso le Università di Siena e Firenze, psichiatria e psicofarmacologia con l’ Università di Harvard (USA), ed agopuntura a Helsinki ed in Danimarca (metodo J.Boel). E’esperta nel metodo di respirazione Buteyko sul quale svolge conferenze e corsi. E’ consulente medico ed incaricato della formazione istruttori per l’Associazione Buteyko-Italia, per la quale scrive anche il Notiziaro mensile internet. Svolge attività di medicina integrata nei suoi studi a Siena, Firenze e Roma.

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