Notizie Salutari febbraio 2014

Notiziario periodico redatto dalla dott.ssa Fiamma Ferraro per Buteyko-Italia e riprodotto su autorizzazione

Importanza dell’acqua

Subito dopo il respirare, la funzione più importante per l’organismo (ben più importante del mangiare) è quella del bere: si può infatti sopravvivere solo pochi giorni senza bere mentre si può sopravvivere ben più a lungo senza mangiare.

Ma quanta acqua bisogna bere ogni giorno per stare bene?

Per cercare di rispondere inizio con una constatazione: come i lettori di questo Notiziario ben sanno, una delle sostanze che si perdono in eccesso quando si iperventila (e cioè quando si respira troppo rispetto alle esigenze) è la CO2.

Un’altra della sostanze che si perdono con il respiro è tuttavia anche l’acqua: l’aria espirata contiene infatti notevoli quantità di vapore acqueo (basta guardare come questo vapore acqueo, quando fuori la temperatura scende sotto lo zero, si solidifica un po’ e diventa ben visibile davanti al nostro viso nell’aria espirata).

Le quantità di acqua che in genere si consiglia di bere ogni giorno sono calcolate in base alla “media” della popolazione, ma poiché la media della popolazione al giorno d’oggi respira iperventilando (e quindi disperdendo anche molta acqua), molto più di 50-100 anni fa, allora anche la quantità d’acqua che in genere si raccomanda di bere ogni giorno potrebbe essere superiore alle esigenze di chi respira “bene” (non in eccesso).

Qualcuno potrebbe allora dire: “d’accordo, ma che male c’è a bere più del necessario?

"Più si beve, meglio è!”

Ed in effetti, mentre per il mangiare troppo ed il respirare troppo vi sono ormai molti studi scientifici che provano il danno provocato da questo eccesso, per il “bere troppo” (a meno ovviamente che si bevano delle quantità d’acqua elevatissime, che in realtà non si riuscirebbe nemmeno a bere) non vi sono studi che provino degli effetti dannosi.

Tale constatazione sarebbe tuttavia valida se si bevesse un’acqua sorgiva pura.

L’acqua del rubinetto invece al giorno d’oggi contiene in genere molte sostanze dannose per la salute (ed anche l’acqua minerale presenta vari problemi, collegati ai contenitori, sia per l’ambiente che per la salute); la meno dannosa di queste sostanze contenute quasi ovunque nell’acqua del rubinetto è ancora il cloro, che peraltro ostacola l’assimilazione dello iodio e quindi provoca i problemi di ipotiroidismo al giorno d’oggi molto diffusi.

Ma vi sono in alcuni luoghi altre sostanze ben più dannose, come il piombo rilasciato da vecchie tubature in alcuni edifici, i residui di pesticidi, medicinali ed altro.

Tutte queste sostanze con il passare degli anni si accumulano nell’organismo e rischiano di provocare danni considerevoli.

Un altro vantaggio offerto dall’evitare di respirare in eccesso è quindi anche costituito al giorno d’oggi dal fatto di avere bisogno di minori quantità di acqua e quindi di accumulare con gli anni quantità minori di elementi tossici presenti quasi ovunque nell’acqua che beviamo.

E’ tuttavia ovviamente necessario, in particolare per gli anziani che a volte non sentono lo stimolo della sete, fare attenzione a bere a sufficienza!

Per concludere su una nota più ottimistica osservo, quanto alla qualità dell’acqua, che vi sono per fortuna al giorno d’oggi vari sistemi per ottimizzare la qualità dell’acqua che beviamo.

Quanto sopra osservato costituisce peraltro una ulteriore conferma del fatto che, nella scala delle priorità quanto alle misure da attuare per la nostra salute e benessere, una delle prime misure è appunto quella diretta ad ottimizzare il nostro modo di respirare, grazie anche alle conseguenza favorevoli che una buona respirazione esercita poi sia in relazione al bere che (come messo in evidenza in precedenti numeri di questo Notiziario) in relazione al mangiare.

I virus: sempre e solo dannosi? Sembra di no!

Parlando delle ultime scoperte sul genoma e microbioma, riporto una frase di Ashley Mullard, (ved.Nature News 28 maggio 2008), il quale osserva che: «Nell'organismo umano prospera un numero prodigioso di batteri e microrganismi, che hanno milioni di geni, mentre il genoma umano ne ha solo poco più di 20.000. Dire che siamo sopraffatti come numero è quindi una colossale sottovalutazione!»

Nel nostro organismo prospera dunque una quantità enorma di microrganismi, (batteri, virus ed altri) in un delicato equilibrio tra microrganismi benefici (per fortuna prevalgono in genere di gran lunga quelli benefici ed indispensabili per la salute) e microrganismi dannosi, tenuti a bada da quelli benefici.

Per quanto riguarda i batteri è ormai noto a tutti che vi sono nel nostro apparato digerente dei batteri benefici (conosciuti come probiotici); è noto anche che uno dei problemi causati dagli antibiotici (pur in certi casi indispensabili e salvavita) è il fatto che gli antibiotici uccidono sia i batteri nocivi che quelli benefici; è quindi in genere raccomandata, quando si assumono antibiotici, anche una cura a base di integratori conteneti probiotici.

Un altro, ben più grave problema causato da un uso eccessivo di antibiotici (ed in Italia l’uso di antibiotici è a quanto pare ancora più elevato rispetto alla media europea), è l’evolversi di ceppi di batteri altamente resistenti a praticamente tutti gli antibiotici (Nature 2002, 418, 469) e pertanto nella maggior parte delle infezioni causate da questi batteri (basta ad es.citare i batteri MRSA (stafilococco aureo resistente alla meticillina, piuttosto diffuso), anche le terapie con massicce dosi di antibiotici risultano inefficaci.

Che fare in questi casi?

Chi/cosa potrebbe venire in aiuto: alcuni virus!

Immagino che questa affermazione abbia fatto sobbalzare i lettori, poiché mentre è ormai noto a tutti che vi sono dei batteri benefici e indispensabili, per quanto riguarda i virus siamo incece portati a pensare che i virus (contro i quali non funziona nemmeno l’arma degli antibiotici) siano tutti quanti dannosi. Ed invece, a quanto pare, vi sono alcuni ceppi di virus benefici, che penetrano non nelle cellule umane ma in alcuni batteri dannosi, si replicano all’interno di questi batteri e li distruggono, li “mangiano”.

Le ricerche/scoperte su questi virus, chiamati “virus batteriofagi” non sono in realtà recenti ma risalgono alla prima metà del secolo scorso.

Le mie ricerche sul prof. Buteyko (che, come i lettori sanno, era nato in Ucraina) mi hanno portata ad approfondire le ricerche su terapie portate avanti in vari paesi dell’ex Unione Sovietica, e 7-8 anni fa avevo letto con molto interesse gli studi effettuati in Georgia in relazione a questi virus “batteriofagi” ma questo tipo di terapia mi era sembrato non ancora praticamente attuabile.

Ora però la situazione è cambiata.

In realtà il primo a praticare questa terapia per le infezioni batteriche è stato il francese Felix d’Herelle nei primi decenni del 1900, arenandosi peraltro a causa dello scarso interesse mostrato in Occidente (soprattutto dopo la scoperta degli antibiotici) verso questo approccio, che è stato invece portato avanti nell’Unione Sovietica ed in particolare in Georgia.

Le pubblicazioni Sovietiche indicano che questa terapia è stata usata diffusamente per trattare un gran numero di infezioni batteriche: in campo dermatologico (Beridze, 1938), oftalmologico (Rodigina, 1938), urologico (Tsulukidze, 1938), stomatologico (Ruchko e Tretyak, 1936), pediatrico (Alexandrova et al., 1935; Lurie, 1938), otolaringoloiatrico (Ermolieva, 1939), e chirurgico (Tsulukidze, 1940, 1941).

All’iniziale scetticismo occidentale verso questo tipo di terapia sta tuttavia ora facendo seguito un vivo interesse, anche a causa dell’emergere di un gran numero di batteri resistenti agli antibiotici.

Il centro medico in cui questa terapia è stata praticata da più lungo tempo è a Tbilisi, capitale della Georgia (ved. http://www.phagetherapycenter.com/pii/PatientServlet?command=static_ptresearchinst&language=0 )

Ora però la terapia è praticata anche negli Stati Uniti ed in Polonia. Il vantaggio di questa terapia è che questi specifici ceppi di virus, isolati e studiati in Georgia, determinati batteri malefici, senza minimamente danneggiare i batteri benefici e senza far evolvere ceppi di batteri resistenti.

Vi sono virus attivi contro Pseudomonas, Salmonella, Shigella, stafilococco, streptococco ed altro.

Vengono quindi curati vari tipi di infezioni croniche e resistenti ( foruncolosi, ferite ed ulcere persistenti, stomatiti e gengiviti, tonsilliti, riniti, sinusiti, congiuntiviti, coliti, pleuriti, infezioni genito-urinarie, complicazioni della fibrosi cistica, e molto altro).

Si tratta, come vedete, di un argomento interessante: non siamo ancora, a mio avviso, al punto di poter consigliare questa terapia anche in casi di semplici mal di gola, o simili, che rispondano ad altri mezzi, ma nel caso ad es. di ferite suppurative agli arti, in cui venga magari prospettata, come ultima risorsa, una amputazione, potrebbe valere la pena di pensare ad un tentativo con i “virus amichevoli”.

E’ peraltro quasi superfluo aggiungere che per mantenere in un equilibrio benefico i miliardi di microrganismi che ospitiamo, occorre assicurare loro un ambiente in cui, tra i vari fattori, vi sia una buona quantità di O2 e CO2, un buon equilibrio acido/base, una presenza non eccessiva di metalli tossici ed altre tossine.

Occorre quindi (siamo alle solite!) innanzitutto respirare bene.

Avviso importante:

Tutti i notiziari qui riportati hanno solo scopo informativo e, anche se alla redazione ha partecipato un medico, non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, con approfonditi accertamenti.

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