Notizie Salutari dicembre 2012

Notiziario periodico redatto dalla dott.ssa Fiamma Ferraro per Buteyko-Italia e riprodotto su autorizzazione

Una nuova conferma dell’efficacia del metodo Buteyko

Chiudiamo il 2012 con questa buona notizia.

Negli Stati Uniti l’Agenzia per la Ricerca sulle Cure e la Qualità (AHRQ) ha appena pubblicato un rapporto di oltre 200 pagine (vedi: www.effectivehealthcare.ahrq.gov/reports/final.cfm) nel quale sono esaminati i risultati di 22 studi su larga scala condotti per accertare l’efficacia per l’asma di varie tecniche respiratorie.

Nel rapporto, dal titolo “Breathing Exercises and/or Retraining Techniques in the Treatment of Asthma AHRQ 12-EHC092-EF “ si conclude che l’efficacia maggiore è stata riscontrata con tecniche, come appunto la tecnica Buteyko, dirette a ridurre l’iperventilazione e a riportare la quantità di CO2 a livelli fisiologici, e si conclude che “le tecniche dirette a ridurre l’iperventilazione non hanno effetti nocivi e possono migliorare i sintomi dell’asma e ridurre l’uso di farmaci in un periodo di 6-12 mesi negli adulti con asma non ben controllata”

Il rapporto ha ricevuto una notevole pubblicità negli USA (ne ha parlato anche il New York Times) dove peraltro, come in genere nei paesi di lingua inglese, la tecnica Buteyko è già ben nota e praticata.

Salmeterolo (Serevent ed Advair)

Sempre negli USA è tornata alla ribalta la tematica relativa al rapporto rischio-beneficio dei farmaci che, come l’Advair, contengono broncodilatatori ad effetto prolungato (il salmeterolo).

Come i lettori di questo Notiziario probabilmente già sanno, il prof. Buteyko, oltre 50 anni fa aveva messo in guardia quanto ai rischi connessi a questo tipo di farmaci.

Nel mio Notiziario del settembre 2009 riportavo parte di quanto avevo scritto già in Notiziari del 2005 e 2006 (…“Dei ricercatori delle Università americane di Cornell e Stanford… hanno pubblicato i risultati derivanti da un esame delle cifre relative a 10 sperimentazioni cliniche che hanno coinvolto 33.826 pazienti asmatici, arrivando alla conclusione che tra gli asmatici ai quali era stata somministrata questa sostanza, (oppure il formoterolo, contenuto nel Foradil, della Novartis), i decessi collegati all'asma sono stati superiori di oltre il triplo (3,5) e le ospedalizzazioni di oltre il doppio (2,5) rispetto agli asmatici che prendevano un placebo.

La Dr.ssa Shelley Salpeter, professoressa alla facoltà di medicina dell'Università di Stanford, ha scritto "valutiamo che tra i 5.000 decessi causati dall'asma che ogni anno avvengono negli Stati Uniti, 4.000 siano causati da questi beta-agonisti di lunga durata, e sollecitiamo vivamente il loro ritiro dal mercato" e segnalando anche questo link (http://farmacologia.xagena.it/news/55a8ecfc025a6e4340701d18354d8235.html) osservavo che “sebbene la FDA (ente di controllo americano della sicurezza dei farmaci) abbia dovuto ordinare di interrompere prima del previsto uno degli studi del 2006, perché ad una valutazione preliminare era già apparso evidente che il numero di decessi nel gruppo che prendeva il salmeterolo (24 su 13.179 partecipanti) era risultato pari al triplo rispetto ai decessi nel gruppo placebo (11 su 13.176) si è limitata a raccomandare l’aggiunta nel foglietto illustrativo di un avviso sulla necessità di maggiori cautele e precauzioni nella somministrazione di questi farmaci".

La vicenda prosegue: in questo articolo apparso un mese fa su questo sito americano, noto ed affidabile ( http://www.medpagetoday.com/AllergyImmunology/Asthma/36000 ) si osserva che quando la FDA, nel 2010 ha dato il via libera a nuove sperimentazioni dell’Advair su larga scala, che riguardano 46.000 adulti ed adoloscenti e 6.200 bambini asmatici, “alcuni dei suoi stessi ricercatori hanno criticato questa decisione, che potrebbe mettere a rischio decine di migliaia di pazienti”

Le nuove sperimentazioni avviate non termineranno probabilmente prima del 2017, e quindi siamo ancora lontani dalla conclusione della vicenda!

Indubbiamente, come scrivevo anche nei precedenti numeri del Notiziario, numerosi farmaci comportano dei rischi, e prima di metterli in circolazione e di prescriverli viene sempre effettuata una approfondita valutazione del rapporto rischio/beneficio; vi sono indubbiamente alcuni casi di asma grave in cui può essere necessario assumere per un certo periodo il salmeterolo.

Tuttavia non posso non osservare che magari, se si pensasse ad ottimizzare il modo di respirare con il metodo Buteyko fin dai primi sintomi di asma, con ogni probabilità non si arriverebbe al punto di dover ricorrere a questo tipo di farmaci.

Peraltro, chi già li sta assumendo non dovrebbe cercare di effettuare gli esercizi Buteyko da solo, ed ogni modifica/diminuzione dei farmaci deve essere prescritta dal medico, in concomitanza con i miglioramenti ottenuti con la tecnica Buteyko.

Depressione e respiro

Con il freddo ed il buio di dicembre si assiste ad un riacutizzarsi dei disturbi di depressione, al giorno d’oggi sempre più diffusi.

Si tratta indubbiamente di un problema complesso, sul quale influisce un gran numero di fattori, dallo stress sul lavoro o in famiglia ai traumi, agli squilibri ormonali, all’alimentazione sbagliata (mi sto' concentrando attualmente su un trattamento basato sull’eliminazione di carenze di determinati aminoacidi) e molto altro.

Uno dei fattori che possono provocare, o comunque aggravare delle situazioni di stress e depressione, è costituito da una circolazione sanguigna non ottimale nel cervello, e dalla sua conseguente ossigenazione non ottimale; è un fatto noto e fisiologicamente accertato che l’iperventilazione e conseguente perdita di CO2 pregiudica una buona irrorazione di sangue nel cervello, e quindi pregiudica la sua buona ossigenazione.

Si tratta di un fattore così importante e provato che nella pagina iniziale di Buteyko-Italia (www.buteykoitalia.homestead.com) ho da molto tempo inserito due immagini (tratte da un testo di fisiologia) in cui si vede in modo evidente la diminuzione di ossigenazione del cervello provocata da pochi minuti di iperventilazione e conseguente perdita eccessiva di CO2 (ipocapnia).

Ciò nonostante, raramente ci si preoccupa di osservare il modo di respirare di una persona depressa.

Nelle raccolte di studi clinici si trovano in realtà non pochi riferimenti alla connessione tra l’iperventilazione con conseguente carenza di CO2 e la depressione.

Ne cito solo alcuni:
--Br J Psychiatry. 1976 Nov;129:457-64. Respiratory ventilation and carbon dioxide levels in syndromes of depression.-Mora JD, Grant L, Kenyon P, Patel MK, Jenner FA., in cui si osserva che “….si è constatato che la frequenza respiratoria aumenta e la PCO2 diminuisce nei casi di depressione neurotica.”
--J Psychosom Res. 1982;26(2):237-45. Diminished hypercapnic drive in endogenous or severe depression. Damas-Mora J, Souster L, Jenner FA. In cui si osserva: “sono stati studiati i livelli di PCO2 e la frequenza respiratoria a riposo in pazienti con depressione primaria…questi pazienti tendevano a respirare più in fretta ed avevano livelli più bassi di PECO2 rispetto ai soggetti di controllo”.
--J. Psychosom Res. 1994 Jan;38(1):11-21.Breathing retraining: effect on anxiety and depression scores in behavioural breathlessness.-Tweeddale PM, Rowbottom I, McHardy GJ.Anche qui si constata un nesso tra iperventilazione, bassi livelli di CO2 e depressione.

Come il lettore noterà, si tratta di studi piuttosto “antichi”, ed in effetti, con l’emergere di farmaci antidepressivi, l’interesse per approcci diversi, ed in particolare quello consistente in una rieducazione respiratoria, è andato diminuendo.

Vale anche qui il discorso fatto a proposito del salmeterolo: in base ad una attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio, in numerosi casi può essere inevitabile il temporaneo ricorso a farmaci antidepressivi; tuttavia, se si cercasse di ottimizzare il respiro fin dai primi sintomi, quando cioè vi sono dei livelli di energia, attenzione e perseveranza sufficienti per intraprendere una rieducazione respiratoria, si eviterebbe in molti casi di arrivare al punto in cui diventa necessario ricorrere ai farmaci

I benefici della cioccolata

Per venire ad argomenti più “allegri”, riprendo, in vista anche dell’approssimarsi delle feste natalizie, una notizia, che avevo segnalato anche in passato, riguardante gli effetti, a quanto pare molto salutari, che stanno sempre più emergendo in relazione alla cioccolata, in particolare quella molto scura.

Un recente studio svedese (http://www.huffingtonpost.com/2012/03/28/chocolate-health-benefits_n_1383372.html) riporta nelle donne che per un certo periodo avevano mangiato 45 gr. di cioccolata alla settimana, una diminuzione del 20% del rischio di ictus rispetto a quelle che ne avevano mangiato non più di 10 gr.

Altre ricerche riportano numerosi altri benefici, derivanti dall’effetto antiossidante dei flavonoidi contenuti nel cacao: agli effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio si aggiungono persino gli effetti benefici per la linea! (ovviamente senza esagerazioni; e valgono anche qui le consuete raccomandazioni per chi soffre di allergie, problemi di fegato o altro).

Avviso importante:

Tutti i notiziari qui riportati hanno solo scopo informativo e, anche se alla redazione ha partecipato un medico, non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, con approfonditi accertamenti.

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